Capriola - Bodo - Il Traghetto


Questo primo turno in Norvegia è stata una capriola.

Avete presente la sensazione? Hai in po’ di paura... Andrà tutto bene?Ti farai male?

Poi, prendi un respiro, sposti il peso in avanti ed il corpo segue. I colori e le immagini si mischiano in un unico turbinio e senza avere nemmeno il tempo di pensarci, tadaaa - Clap your hands - sei di nuovo in piedi.

Frastornato, felice e pieno di vita. Sì perchè se riguardi a quel turbinio, se ingrandiasci, se metti in pausa e vai a fondo, dentro ci trovi dieci giorni di vita più che intensa, ogni ora vale due. Ogni giorno è esteso e stirato come un elastico e dieci giorni sembrano un anno.

Le Lofoten sono un viaggio nel viaggio. Sei arrivato in Norvegia ma ancora il viaggio deve iniziare, le Lofoten devi ancora raggiungerle.

Quindi arrivi a Bodo: Bodo cittadina di porto, distrutta durante la guerra e ricostruita dopo la guerra.

Ha poco o niente che emozioni. Palazzi nuovi e strade senza personalità, ma ha quell’atmosfera delle città di frontiera, dell’ultimo punto di civiltà prima dell’inesplorato. E come ogni città di frontiera mantiene quella tensione, quel livello di emozione, quella tangibile adrenalina negli sguardi delle persone che incontri per strada. E sai che si stanno preparando ad un'avventura. Lo sai perché Bodo è, appunto, la Porta per le Lofoten.

Perché accontentarsi della realtà? Così mentre cammino per le strade (due) di questa cittadina per andare a comprare qualcosa o per perdere tempo, mi immagino di essere nel centro di accoglienza di Westworld, aspettando il treno che mi porterà nel parco. O ancora meglio, visto che il tema delle Lofoten è l’acqua più che il deserto, in quello di Jurassic Park, mentre aspetto il mio elicottero.

La cosa bella è che anche Bodo ha il suo mezzo di accesso alle Lofoten. Io aspetto il traghetto.

Il traghetto ti porta alle Lofoten e ti fa tornare a Bodo. Nel mezzo c’è il Viaggio.

Il viaggio è incredibile e perfetto. Ci sono le viste del monte Tuva. C’è Hanna con la sua casa museo e l’arcipelago di Henningsvear. C’è Maervol, posto dove l’anima si quieta.

C’è A, fine del mondo, fine della strade e fine del viaggio e c’è il traghetto, di nuovo.

(ok... provate, a sentire questo mentre leggete https://www.youtube.com/watch?v=5O9n8fus6Qc )

E’ un traghetto semplice: se c’è il sole stai fuori e guardi le Lofoten scomparire, se piove stai dentro e pensi. E così fanno tutti. E come a Bodo è tangibile l’accumulo della tensione preavventura, sul traghetto di ritorno se ne avverte il rilascio. Di tutti. E’ incredibile. Le facce sono serene, e gli sguardi lontani verso gli orizzonti straordinari che si vedono. Se si incrocia lo sguardo di qualcuno si viene sempre ricambiati con un sorriso, quasi complice, perché, anche se non ci si è mai incontrati prima, tutti su questo traghetto hanno in comune la memoria del posto che stanno lasciando.

Anche io rilascio. E la mente si riempe di pensieri che si muovono e si evolvono veloci e tentacolari.

Come i rami di un fulmine. Ognuno se seguito porta a destinazioni diverse, a conclusioni e verità personali, a crescite e a realizzazioni. Tutte positive oggi. Di orgoglio e gioia. Ne sono quasi inondato, e ironicamente, come un naufrago su una piccola barca, mi reggo forte ai parapetti mentre il traghetto comincia ad allontanarsi dalla banchina, nella maniera dolce e romantica in cui si allontano i traghetti che fanno sempre le stesse tratte. Una manovra fluida e perfetta. Perfetta grazie anche alla colonna sonora che mi sono scelto.

Ludovico Einaudi suona in sincrono con il paesaggio che scorre. Lo sguardo va verso una direzione diversa ogni quattro quarti ed è sempre lo scorcio giusto: un’isola che compare e scompare dalle paratie seguendo il rollio della nave. Un ragazzo, di spalle, appoggiato alle paratie che guarda l’orizzonte. Due ragazze, su una panchina, che in silenzio si guardano e si sorridono. Il mio gruppo.... che scherza, mi guarda e saluta.

Vivo questo film privato e personale, con tanto di colonna sonora, amplificatrice di emozioni, che veramente vorrei condividere con tutti. Vi vorrei tutti qui con me, in questo momento perfetto. Mi sento quasi in colpa a non potervi regalare altro che il ricordo di quello che ho vissuto e che vorrei, invece, far vivere a tutti.

Ma sono solo e va bene. Mi godo questo frammento di vita in cima all'onda. Cerco di renderlo cemento dentro di me per farne forza, per il futuro, per domani, per stasera , quando saluterò questi otto che quasi sono diventati famiglia e che domani andranno via e ne avrò altri 8, 14, 26, e pensi all'immensità del potenziale umano delle sue relazioni e di prendere tutto il bello del fiume di umanità che questo lavoro ti dà ma.... ma.... ma... sei Giulio, ti giri sopravvento, e ovviamente i tuoi occhiali da sole fanno vela e volano fuori bordo. Porc....Certo. Il tragicomico. Certo. Ok. Anche meno ok.


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