Stanchezza - Ponta Delgada - Atlantico


Non ho le idee tanto chiare. Sono stanco e spaesato, e la stanchezza, spesso, si insinua nei pensieri, deviandoli e corrompendoli. Come un virus che immette il suo dna per replicarsi, avverto che non sono padrone di tutto quello che sento e penso. Eppure ero certo, sicuro, e carico. Oggi invece ho avuto voglia di star fermo. Di tranquillità. Di sicurezza. Ma ventidueorediviaggio (si, scritte tutte attaccate) fanno questo effetto. Chiudo casa, e, come sempre, mi proietto al momento in cui la riaprirò. Quella dolce, calda, ed appagante sensazione di rientrare a casa dopo un viaggio. Di missione compiuta, di rilascio, di concessione e di...aaah, come è bello tornare a casa. Ma prima, il viaggio, deve iniziare. Un gradito ed inaspettato passaggio fino alla stazione dove guardi la familiarità delle strade, con occhi, anche se di poco, diversi. Un saluto. Un passaggio verso Milano con 4 sconosciuti, che diventano conosciuti e che poi spariscono per sempre, letteralmente, ad un incrocio, dove ognuno dei quattro prende una direzione diversa (lunga vita a bla bla car ). Un incontro con un'amica e con degli amici dell'amica con i quali finisci a fare una mega spesa per una festa alla quale non parteciperai. Un bus, da Milano Centrale, pieno di milanesi, fino a Malpensa. Ore di sonno, per terra, dure e discontinue, bagnato dai neon bianchi ed immerso nel silenzio pieno di rumori di un aeroporto vuoto. Letteralmente, ore. Scandite dal mio cervello che mi sveglia esattamente ogni 60 minuti: le due e venti, le tre e venti, le quattro e venti, le cinque e venti e la sveglia suona alle cinque e venticinque quando sto mettendo a posto il sacco a pelo. Poi c'e' un volo ed un'ora guadagnata. Un altro volo ed un'altra ora guadagnata. E sei a Ponte Dalgada, spaesato, stanco e con le idee poco chiare. Ma la voglia di star fermo ha il tempo di arrivare nel centro di questa cittadina che subito inizia a stupire. C'è il nero, che noti dopo un po', essere ovunque. Nei mosaici che decorano le strade, nei marciapiedi sui quali cammini, nelle cornici delle finestre, nelle scogliere e nelle spiagge. Un ricordo architettonico e naturale dell'origine violenta di questo arcipelago. Poi c'è il bianco più puro, insieme al portoghese blu, arancione e verde scuro dei palazzi appena ristrutturati. E poi ci sono i palazzi che nessuno ristruttura più da decine di anni dove blu, arancione, verde scuro e bianco sono ormai solo un ricordo di intonaco sbiadito... Ma bellissimi. Quei palazzi sono i più belli. Resi ancora più belli dalla loro omogenea distribuzione nelle vie, accanto ai loro fortunati fratelli di più recente rifacimento. A ricordare che le Azzorre, forse, non sono un posto per facciate intonse. E poi ci sono i murales. Tantissimi. Ovunque. Che ti fanno domandare se non siano tutti artisti in questa città. Anche loro dai colori brillanti e giovani o consumati dagli elementi. Alcuni ti fanno soffermare per la loro ricchezza di dettagli o per la loro originalità dei contenuti o del metodo di realizzazione. In questo ambiente mi muovo, cammino e faccio il mio lavoro, di esploratore di luoghi e creatore di percorsi. Immagino un ipotetico primo giorno con un gruppo. Parlo con chiunque incontri delle cose più belle da vedere o fare su quest'isola. Entro in ogni hotel, a domandare di doppie e tarriffe. Leggo ogni brochure con avidita'.Fa caldissimo con un tasso di umidità che probabilmente supera il 90%. Guardo l'ora: le 15:45. Alle 16 c'è l'ultimo bus buono per andare a vedere una spiaggia. Ed il pensiero di un bagno invade la mia mente con una forza che non mi permette di fare altro. La spiaggia è nera, anche lei. L'acqua dell'Atlantico è stranamente calda e le sue onde sono alte ma gentili. Tutta la stanchezza e le sue paure restano nell'Atlantico, mentre io esco e sorridendo mi stendo. E penso che domani, finalmente, dopo un anno di cammino di lavoro potrò lasciar andare le mie gambe, da sole, senza mai dovermi voltare. Mi sdraio e mi addormento con il suono delle onde e ed il tepore della sabbia nera tra le mie dita. Sono alle Azzorre.


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